Quotauto Quattroruote

Quattroruote

Quelle gambe a rischio airbag

Un caro amico mi ha telefonato inorridito dopo lunghe ore vissute nel traffico del grande rientro dalle ferie di domenica scorsa. Ancora sconcertato, mi ha raccontato di quante persone sedute sul posto di fianco al passeggero lui ha visto con i piedi allungati sulla plancia. Ovviamente si chiede, tra l’incredulo e lo spaventato, se quella gente si rende conto dei rischi che corre in caso di apertura repentina dell’airbag. Il cuscino si spara fuori a 300 all’ora ed è facile immaginare come si potrebbero ridurre le gambe di quei passeggeri imprudenti oltre ogni logica.

Ha ovviamente ragione, ma bisognerebbe aggiungere che ancora troppi viaggiatori non hanno ben compreso che l’utilità dell’airbag va di pari passo con posizioni in auto degli occupanti. L’uso delle cinture, in primis; senza le quali si rischiano pericolose fratture al viso e gravi danni agli occhi, senza parlare dei bambini troppo spesso mal sistemati, addirittura in certi casi in piedi davanti al passeggero. E’ una storia lunga che deve fare riflettere, tanto più che l’operazione di sensibilizzazione è molto difficile con troppe persone che si irritano quando fai notare loro i rischi che corrono. Al di là dei media, soprattutto quelli generalisti che si rivolgono a un pubblico più variegato e meno competente di chi legge le riviste specializzate, chi dovrebbe occuparsi di istruire i viaggiatori e come si potrebbe fare per essere veramente incisivi ben sapendo che purtroppo in situazioni come queste non c’è più sordo di chi non vuol sentire? Le conseguenze degli incidenti stradali sono una vera iattura, oltre che un costo ormai insostenibile per qualsiasi governo, ma dietro alla solita velocità pericolosa e all’uso/abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti ci sono troppi corollari apparentemente ovvi che persistono nel malcostume e nell’ignoranza quotidiana.


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La Juke ripeterà il fenomeno Qashqai?

Nell’ultimo fine settimana di agosto è ufficialmente partita la produzione, nello stabilimento britannico di Sunderland, dell’attesa Nissan Juke. Per il momento si sa che in tutta Europa Nissan ha già raccolto 22.500 prenotazioni e che nell’anno fiscale 2010 si punta a fabbricarne 100 mila.
C’è molta curiosità attorno a questa vettura perché arriva in scia al successo clamoroso ottenuto dalla Qashqai (e, va detto, in principio del tutto inatteso anche in Nissan) e tanti si chiedono se il fenomeno si ripeterà, oppure se le grandi aspettative verranno inattese.
Anche in seno alla redazione di Quattroruote ci si divide sui pronostici, nel senso che per alcuni il successo strepitoso della sorella maggiore è difficilmente replicabile non soltanto per la Nissan, ma per qualsiasi altro costruttore. In effetti la Qashqai ha superato ogni aspettativa, tanto da diventare un modello di auto ormai copiato da tutti i concorrenti. Difficile che quindi possa riprodursi con la stessa intensità; però la Juke è coraggiosa e sfacciata. Ce la farà a bissare nei numeri, e sul piano dell’emozione collettiva, la Qashqai?


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Ancora Alfa-VW, ormai non si parla d’altro

Lo spinoso ma intrigante tema della possibile cessione dell’Alfa Romeo alla Volkswagen è tornato di attualità, perché dopo Quattroruote a occuparsene è anche Automotive News, l’autorevole rivista americana che è sempre molto vicina ai grandi boss del mondo automobilistico. In sintesi anche su AN si ribadisce che da più parti, tra gli alti vertici VW, è sempre più chiaro l’interesse dei tedeschi per il Biscione, ma si riporta (da fonte Fiat autorevole, ma tenuta anonima) l’assoluta non volontà del Gruppo torinese a dare via il marchio Alfa, tanto più che nei piani di Marchionne c’è il nuovo obiettivo da raggiungere entro il 2014: 500 mila auto vendute contro le attuali 100.
Sempre Automotive News scrive che dati ufficiosi denuncerebbero per l’Alfa Romeo perdite annue comprese i 200 e i 400 milioni di Euro per tutto l’ultimo decennio, una cifra che, se confermata, oltre a mettere i brividi, giustificherebbe da sola una possibile vendita dell’ex Casa milanese. Però esiste il cuore e pure una nuova strategia, quasi che a Torino (o a Detroit, ognuno la veda come gli pare) ci si penta di quanto fatto in passato e si voglia recuperare il terreno perduto, magari dicendo definitivamente addio a quell’Alfa Romeo così cara ai suoi nostalgici innamorati (che però le auto le amano ma non le comprano) a favore una nuova linea di prodotti più vicini al mercato generalista. Credo che l’argomento sia davvero caldo, e non soltanto perché è ancora estate, e di sicuro qualche cosa succederà in tempi brevi con un solo cruccio: meglio l’Alfa americana o quella tedesca?


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La Fiat Mio e il drive-by-wire

L’interessantissima concept Fiat Mio, una sorta di Smart (per le dimensioni) progettata dal Gruppo torinese, è davvero una sorpresa perché dà importanti cenni di vita sul piano delle proposte, cosa che da troppo tempo non avveniva. Curiosamente farà la sua prima uscita in Brasile al Salone di San Paolo nel prossimo ottobre ed è un vero peccato che invece non si sia scelta la passerella di Parigi dove avrebbe davvero fatto una gran figura.

Di quest’auto leggerete sul prossimo numero di “Quattroruote” in arrivo il 27 agosto, ma qui mi solletica proporre un tema che trovo di sicuro interesse per un dibattito tra appassionati: la Fiat Mio prevede lo sterzo by wire che non è una novità in assoluto perché ormai quasi tutte le concept sono pensate così. Per ora nessun costruttore si è avventurato su questa strada nella produzione di serie, ma è chiaro che tutti ci stanno lavorando e che presto qualcuno partirà. Il dubbio è capire (e questo tormenta più gli uomini del marketing che i progettisti) come i possibili compratori si porranno di fronte alla novità: non ci faranno caso, oppure saranno scettici e rinunceranno all’acquisto lasciando ad altri la sperimentazione?


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Jaguar e Land Rover si sposano ai mondiali

Jaguar e Land Rover l’hanno appena annunciato: saranno uno degli sponsor ufficiali dei Campionati del Mondo di calcio che si giocheranno in Inghilterra nel 2018. Dovrebbero prendere il posto di Hyundai e Kia, che dal 2006 hanno affiancato i loro marchi proprio ai Mondiali. Peraltro l’abbinata calcio-sponsor auto non è una novità: da anni la Ford è partner della Champions League. Si tratta di investimenti molto alti che evidentemente, però, sono giudicati strategici anche in periodi di vacche magre e di grande attenzione a ogni euro investito. Del resto, la lista delle abbinate con squadre di club è lunghissima in Italia e all’estero, quindi vorrà dire che funziona. Ma c’è anche chi arriccia il naso, chi sostiene che un senso può avercelo per far conoscere marchi nuovi (la Mazda in Italia fece boom di vendite abbinandosi con la Roma) mentre è del tutto inutile per brand affermati - tipo Ford - o di alto profilo come è il caso di Jaguar e Land Rover oppure anche di Audi (che appoggia il Bayern, il Milan e altri club prestigiosi). Il tema si presta a considerazioni di vario tipo: reale tornaconto, opportunismo, immagine… Voi per che cosa propendete?


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Addio C3 Pluriel. La rimpiangeremo?

La scorsa settimana la Citroën C3 Pluriel è uscita di produzione. Dal 2003, anno della sua presentazione, ne sono stati venduti 110 mila esemplari di cui 30 mila in Italia. Se ne va dalla scena in punta di piedi, ma è stata una cabriolet decisamente originale. Più volte mi sono chiesto, pur trovandola particolarmente simpatica, se sia stata una vettura riuscita, se sia davvero entrata nel cuore degli automobilisti di casa nostra (dove peraltro ha avuto il maggior successo al di fuori della Francia) oppure se ha un po’ tradito le attese.

A maggior ragione me lo chiedo e ve lo chiedo adesso. La rimpiangeremo? Diventerà tra pochi anni un oggetto di culto per collezionisti? Oppure non lascerà traccia cadendo nell’oblio?


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Non male il nuovo codice. Però…

Un lettore mi ha scritto per conoscere la mia opinione sul nuovo codice della strada. Gli ho risposto direttamente, ma l’argomento sollevato può essere d’interesse generale e quindi lo propongo a tutti voi anticipando il mio punto di vista, ma ben curioso di conoscere la vostra opinione su cosa vi è piciuto e su che non vi è andato giù.

Allora, tutto sommato, a me è sembrato che sia stato fatto un buon lavoro, anche con opportune limature su posizioni tempo fa piuttosto sbilanciate. Tre cose, però, non mi convincono per nulla e le elenco di seguito:

1. Non è passata la proposta che prevedeva l’obbligo per chi è avanti con l’età di presentarsi alla visita di controllo per il rinnovo del permesso di circolazione con una lettera (chiusa) del medico di base da consegnare al medico esaminatore. Quest’ultimo, infatti, non può sapere le reali condizioni fisiche dell’esaminando (se soffre di malattie che possono presentare complicazioni pericolose quando si è alla guida – tipo l’epilessia – oppure se prende medicinali che possono generare sonnolenza e così via). Questo per trasferire la responsabilità della concessione del rinnovo della patente su chi può saperne molto di più di quel poco che si può scoprire in un controllo per forza di cose troppo sbrigativo.

2. È rimasto l’obbligo del limite di velocità dei 100 orari in autostrada per i neo-patentati. Un errore, secondo me, perché si obbligano proprio i meno esperti a circolare in mezzo ai veicoli più pesanti, cioè là dove il pericolo è maggiore e dove la visibilità è più scarsa.

3. È rimasto il limite per i neo-patentati di condurre esclusivamente vetture di scarsissima potenza (50 kW per tonnellata con un massimo di 70 kW). Un’ingiustizia bella e buona perché va a colpire le famiglie meno abbienti, quelle che non si possono permettere un acquisto ad hoc, peraltro di un’automobile poi difficilmente rivendibile. Col risultato che nella maggioranza dei casi o il neo-patentato non può guidare, oppure lo fa con l’auto che c’è in casa, ma entrando immediatamente (per quanto giocoforza) nell’illegalità.

Capisco, in quest’ultimo caso, le buone intenzioni del legislatore, preoccupato dei giovani e di tutti gli incidenti gravi che li coinvolgono, ma non si può pretendere che le famiglie (che magari lo farebbero anche, se ne avessero la possibilità economica) debbano acquistare delle auto apposite per far fare esperienza agli aspiranti autisti. Biasimarli è come incolpare quelli che ancora viaggiano con auto vecchissime e inquinanti: lo fanno perché sono nemici dell’ambiente o perché non hanno la possibilità di comperarsi un’auto più nuova?


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Che errore la Volvo ai cinesi!

Ieri la Volvo è definitivamente passata sotto il controllo della Geely, il costruttore di Shanghai che ha saldato l’acquisto dalla Ford sulla base di un miliardo e mezzo di dollari. La cifra spesa è tutto sommato ridicola, se si tiene conto di quanto la pagò a suo tempo la Ford (sei volte di più) e soprattutto se si pensa che cosa si è ceduto ai cinesi.

Già, perché l’industria occidentale tutto doveva fare fuorché permettere un regalo di questo genere, a costo di coinvolgere tutti i produttori a un acquisto in comune pur di non dare ai gialli questa opportunità.

Premesso che non si può impedire il corso della storia, e che i cinesi diventeranno padroni del pianeta lo sostengono un po’ tutti gli analisti internazionali, si poteva comunque evitare di spianar loro la strada con regali di questa portata. La Volvo, infatti, non è un’azienda come le altre. Il suo impegno per la sicurezza non ha avuto uguali e i cinesi, comperandola, non si sono portati in casa soltanto lo stato dell’arte, ma cassetti pieni di errori compiuti in mezzo secolo di esperimenti. Perché sono proprio tutti i tentativi andati a vuoto il vero patrimonio dell’ex marca svedese: grazie a ciò i cinesi eviteranno di gettare tempo e denaro per perseguire strade sbagliate.

Cedendola per un tozzo di pane, la Ford ha sistemato i suoi bilanci, ma i danni li pagheranno tutti gli altri. E ben gli starà, perché non hanno fatto nulla per impedire questa mossa. Ma sì, per dirla con Lenin, abbiamo venduto ai cinesi le corde con cui ci impiccheranno.


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New York, vecchi taxi addio. E da noi?

Una svolta epocale sta per travolgere l’America più romantica e soprattutto la città di New York. I grandi taxi gialli, quasi tutti Ford Crown Victoria, sono destinati ad andare in soffitta. Popolarissimi nei film a stelle e strisce e protagonisti assoluti nel traffico della Grande Mela, i “yellow cabs†dovranno fare posto ai “taxy of Tomorrowâ€, i taxi di domani, che dovranno essere esclusivamente veicoli rispettosi dell’ambiente.

È partito un concorso con proposte riservate a mezzi elettrici, ibridi, plug-in o almeno a gas naturale, possibilmente con una forma vicina alle monovolume e comunque con dimensioni molto contenute; ed entro fine anno si deciderà la direzione da prendere.

Per gli americani sarà un vero choc perché i taxi attuali, esagerati e scomodi, capaci di sfiorare i 5 metri ma con bagagliai angusti e niente spazio a bordo per le gambe dei passeggeri, fanno parte del panorama e hanno ritmato la storia della città più importante del mondo. Si parla anche di una resistenza cocciuta dei tassisti, spaventati dall’idea di dover spendere fior di quattrini per aggiornare il loro parco auto. Però, prepariamoci, perché presto il tema si trasferirà nel resto del pianeta. Sarà un bene perché quando si parla di città pulite l’esempio deve sempre partire dai mezzi pubblici, comunque non sarà facile perché si fa presto a dire elettrico, ma se duemila taxi a Roma dovranno ciucciare corrente, dove potranno farlo se non si provvede prima a una seria rete di distribuzione?


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Alla ricerca della marca perduta

Per i francesi della Renault il recupero del marchio Alpine sta diventando un’angoscia. Da anni, a momenti alterni, se ne parla e poi non se ne fa niente. Adesso si mormora che se mai si farà davvero la versione stradale del concept DeZir che si vedrà al Salone di Parigi (e che con le sue linee arrotondate anticipa il nuovo frontale delle future Renault), potrebbe appunto cucirsi addosso il logo Alpine. L’auto sarebbe elettrica, con 150 CV, e s’inserirebbe tra la cittadina Zoé e la un po’ insipida Fluence per rendere l’offerta elettrica il più completa ed eccitante possibile. Il tormentone Alpine testimonia l’ansia dei costruttori che negli anni hanno fatto incetta di marchi e che adesso se li ritrovano in casa. Si parla del Gruppo PSA che sta per rimettere in strada il nome Talbot per una serie di vetture low cost per la Cina dove tirano soltanto le auto più grandi e più ricche (di conseguenza non si vuole svilire il valore dei nomi Peugeot e Citroen), si parla anche del Gruppo Volkswagen che sta pensando di resuscitare il nome NSU per rinfrescare in chiave europea eventuali moto frutto dell’accordo con Suzuki. E c’è sempre il nome Innocenti che ogni tanto torna in ballo per le low cost di casa Fiat.
Insomma, dopo che il mercato registra ogni giorno la chiusura di etichette americane famose (Oldsmobile, Plymouth, Saturn, Mercury, Hummer, Pontiac) l’Europa potrebbe andare in controtendenza. Ma ha senso?


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